venerdì 23 febbraio 2018

Monet e Il mistero delle ninfee

Monet

19/10/2017 - 03/06/2018 ROMA


<< La mostra Monet, ospitata nella sede del Complesso del Vittoriano - Ala Brasini di Roma, propone al pubblico 60 opere del padre dell’Impressionismo provenienti dal Musée Marmottan Monet di Parigi, quelle stesse opere che l’artista conservava nella sua ultima, amatissima, dimora di Giverny e che il figlio Michel donò al Museo. >>

www.ilvittoriano.com/mostra-monet-roma.html


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A proposito di Monet consiglio a chi non lo avesse già fatto di leggere Il mistero delle ninfee di Ross King.

<< ... I visitatori descrivevano Giverny come il paradiso terrestre, il paese dei sogni, il regno delle fate trasformato in realtà. >>

Claude Monet arrivò a Giverny quando aveva quarantadue anni e decise di trasferirsi in questo piccolo paese non distante da Parigi in una grande casa con un grande giardino e un grande Atelier dove poter dipingere. Monet amava molto i fiori e si prendeva cura personalmente del suo giardino. Davanti all'ingresso della casa si trova il Viale delle rose,  il fiume Ru all'interno della sua proprietà si allarga dando origine ad uno stagno e ad une vero e proprio giardino acquatico con le ninfee e il ponte in stile giapponese. Un luogo da sogno che ispirò il grande artista a realizzare alcune delle tele più belle del mondo.

<<Un vecchio casolare conosciuto con il nome di Le Pressoir , Monet dipinse subito le persiane di verde colore che diventò rapidamente noto in paese come verde Monet e trasformò in atelier un fienile collegato alla casa con il pavimento in terra battuta.>>

Monet amava il giardinaggio e la buona cucina, la sala da pranzo, la salle à manager, è una delle stanze più caratteristiche della casa <<in cui tutto - pareti, buffet, sedie, travi del soffitto, boiserie - era dipinto di quello che un ospite definì “giallo Monet’’. La cappa di rame del camino era così lucida ad abbaiare di occhi. Alle pareti erano appese più di cinquanta stampe giapponesi…>>.

Il fatto che il termine “Impressionismo” derivi dal dipinto di Monet Impressione, levar del sole è una leggenda erronea, in realtà questo nome venne fuori con intento denigratorio durante una conversazione in cui questi pittori venivano paragonati ai <<bambini quando giocano con carta e pastelli riescono a fare di meglio>> Monet  che alla fine dell’Ottocento venne annoverato  tra quelli che venivano chiamate <<bestie selvatiche dell'arte>> , ovvero i Fauves, nel 1914 all’età di 73 anni era uno dei pittori più capaci di tutti i tempi <<potente poeta della natura nelle cui opere echeggia il suono misterioso dell’universo>>.

Lo stesso Paul Cézanne pensava che fosse <<semplicemente il migliore>>,  <<Monet non è che un occhio, ma buon Dio che occhio!>>, <<…l’occhio più prodigioso della storia della pittura>>. Nel 1883 un recensore aveva affermato che Monet <<vede in modo diverso dal resto dell’umanità, ipotizzando che possedesse una sensibilità acuta per i colori ultravioletti quelli immediatamente al di fuori dello spettro percettibile dell’occhio umano>>.

Per l’amico Georges Clemenceau, Monet possedeva <<l’occhio assoluto>> , <<un nuovo modo di vedere, sentire ed esprimere>>.
Il Maestro lavorava spesso a più tele contemporaneamente in quella che era una vera è propria <<caccia alle impressioni>>, il risultato sono dipinti dove <<deliziose vibrazioni di colore hanno effetto calmante sulla vista e sulla mente>>, la casa d'aste Sotheby's di Londra definì Monet come “il grande antidepressivo”. Nei suoi “paesaggi acquatici” <<l'acqua il cielo erano infiniti non avevano né un inizio né una fine, come essere presenti in una delle prime ore della nascita del mondo. Era misterioso, poetico, squisitamente irreale>>.

Il mistero delle ninfee è anche un libro che parla di storia, Clemenceau è un personaggio politico importante per la Francia di quegli anni, fu Primo Ministro durante la Prima Guerra Mondiale, Winston Churchill scrisse <<Clemenceau incarnava la Francia, ne era l’espressione. Se mai un singolo essere umano può essere una nazione egli era la Francia>>.
Poincaré alla fine della guerra scrisse <<per tutti lui è liberatore, il fautore della vittoria. Solo lui incarna la Francia…>>. Lo stesso Clemenceau affermò che lungo i boulevard in festa <<mi hanno baciato più di cinquecento ragazze da questa mattina>>.
Clemenceau fu grande amico e sostenitore di Monet, lo incoraggiò spesso a portare avanti il suo il suo grande progetto delle Ninfee destinato al Museo dell’Orangerie, in due grandi sale dalla forma ellittica in cui le gigantesche tele alle pareti sono illuminate in maniera diffusa ed uniforme da un lucernario largo tutto il soffitto, come voleva Monet la luce è la protagonista di quest’esperienza visiva straordinaria e contemplativa.
Ma Monet, da grande ricercatore quale è stato, non era mai  pienamente soddisfatto dei suoi lavori <<Quando sarò morto, disse a Clemenceau, troverò più sopportabili le loro imperfezioni>>.
Monet <<voleva rendere le sue impressioni di fronte agli elementi più fugaci, congelare l'aspetto degli oggetti tra le ombre fuggevoli di luci e di aria, sto inseguendo un sogno, ammise nel 1895, voglio l’impossibile>>.
Monet è sensibilità visiva ma anche abilità tecnica, affronta la difficoltà di <<dipingere queste “cose impossibili” con una mano abile capace di tecniche impercettibili ma magistrali, la sua pennellata è un turbine sfrenato>>

La sua grande sensibilità artistica alla quale egli dette una risposta pittorica, troverà nell’arco del Novecento una risposta tecnologica fino ad arrivare ai giorni nostri in cui questi stessi elementi vengono analizzati attraverso la fotografia, oggi considerata a tutti gli effetti un mezzo di espressione artistica. In questo è chiaro quanto Monet fosse in anticipo sui tempi, la sua genialità consiste nell’aver colto con un secolo di anticipo questa nuova possibilità di espressione e ricerca rivoluzionando la pittura contemporanea, e restando moderno ed attuale, e a mio parere da un punto di vista pittorico insuperato ancora oggi.




Monet nel suo atelier a Giverny

Monet nel suo giardino









<< Les Nymphéas [Ninfee]
Donate alla Francia dal pittore Claude Monet all’indomani dell’armistizio dell’11 novembre 1918 come simbolo di pace, les Nymphéas [Ninfee] sono esposte nelle sale dell'Orangerie nel 1927, pochi mesi dopo la morte dell’artista, come da lui stabilito. Questa serie unica, autentica "Cappella Sistina dell’impressionismo" ‒ come la definì André Masson nel 1952 ‒ offre una testimonianza dell’opera dell’ultimo Monet: concepita come un ambiente a se stante, essa va a coronare il ciclo delle Nymphéas [Ninfee] iniziato circa trent’anni prima. Si tratta di una delle più vaste realizzazioni monumentali nella pittura della prima metà del Novecento. Le dimensioni e la superficie dipinta circondano e inglobano lo spettatore su quasi cento metri lineari su cui si dispiega un paesaggio d’acqua delimitato da ninfee, rami di salici, riflessi di alberi e di nuvole, che dà “l’illusione di un tutto senza fine, di un’onda senza orizzonte e senza rive”, secondo le parole dello stesso Monet. Un capolavoro unico, di cui non esistono equivalenti al mondo. >>

www.musee-orangerie.fr/fr/page/il-museo-dellorangerie

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