mercoledì 28 febbraio 2018

Tomoe Gozen, la leggendaria donna samurai

« Con la sua pelle diafana, i lunghi capelli e il volto aggraziato, Tomoe era la più bella. Era anche un arciere forte e un soldato vigoroso, in sella o a piedi, adatta ad affrontare un demone o un dio, valeva quanto mille guerrieri. Aveva una tattica superba nel rompere le righe di cavalli selvaggi, non temeva le discese accidentate. Nelle prime fasi della battaglia, Yoshinaka la inviava come primo capitano in armatura pesante, con una grande spada e un potente arco. Al suo nome era associata maggiore gloria che a qualsiasi altro guerriero. E quando tutti erano ormai periti o scappati, lei era rimasta fra gli ultimi sette cavalieri. »
Jonathan Clements, La storia segreta dei samurai

Ogata Gekko, La partenza di Tomoe Gozen1904

Tomoe Gozen (巴御前), una combattente al servizio dello shogun Minamoto no Yoshinaka (源義仲), è una delle più valorose guerriere descritte nella letteratura epica della tradizione samurai. 
In questa affascinante xilografia di inizio '900, intitolata "La partenza di Tomoe" (巴の出陣), la vediamo in una raffigurazione del celebre artista Ogata Gekko (尾形月耕).
La stampa è su carta giapponese washi (和紙).




Tomoe Gozen in battaglia


<<Figura mitica o realmente esistita, Tomoe Gozen, descritta come una delle donne più belle del Giappone feudale, rappresenta per molti praticanti di naginata la leggendaria capostipite di questa splendida quanto spettacolare arte marziale. Binomio interessante, quello della bellezza e della forza guerriera, che lascia spazio all’analisi della figura delle donne samurai in un Giappone attraversato dagli scontri armati e dalle lotte di potere. Sebbene la tradizione abbia fatto prevalere una figura spesso stereotipata delle donne giapponesi, chiamate ad interpretare il ruolo di “Eroine Tragiche”, che si uccidono alla morte del marito, “Madri energiche”, che allevano i loro figli affinché essi possano vendicare la morte del padre, “Donne caritatevoli”, le cui doti spingono un guerriero a raggiungere un forma di empatia nei confronti del prossimo, convincendolo a non piegare in schiavitù i figli del proprio nemico sconfitto, la storia (e alcune leggende) restituiscono un’immagine ben diversa delle donne dell’epoca.
Nel primo periodo feudale, infatti, le donne dei samurai erano costrette a passare lunghi periodi sole, mentre gli uomini erano impegnati sul campo di battaglia. Fu in questo periodo che esse cominciarono ad assumere su di sé un ruolo fondamentale per tutto ciò che riguardava la sopravvivenza della famiglia e il buon andamento della casa: le donne si occupavano infatti di procurare i viveri e tutti i generi necessari alla sopravvivenza dei figli, controllavano e dirigevano i propri servitori, e nei periodi di disordine assunsero gran parte della gestione finanziaria ed economica delle proprie case. La loro opinione e le loro decisione su tutto ciò che riguardava il benessere della famiglia era tenuto in altissima considerazione. Oltre a ciò, le donne si occupavano dell’educazione dei propri figli, cercando di instillare in loro il senso di lealtà, onore, coraggio e forza, elementi essenziali per qualsiasi samurai.
Talvolta le mogli dei guerrieri seguivano i propri uomini in battaglia, combattendo al loro fianco fino alla fine e, come i loro compagni, anch’esse erano chiamate a commettere suicidio se la loro famiglia era disonorata o per protesta contro l’ingiustizia e il disfacimento dei costumi.
E’ proprio in questo scenario, in cui le donne erano chiamate a difendere le loro famiglie da possibili aggressioni, in assenza dei loro uomini, o a seguire questi ultimi in battaglia, che si sviluppa la figura della donna samurai, sempre accompagnata dalla sua arma preferita: la naginata. La sua lunghezza e la sua estrema versatilità fecero infatti della naginata una delle armi più usate dalle donne.
La più famosa fra le donne samurai è senza dubbio Tomoe Gozen, descritta nell’Heike Monogatari come una donna “…particolarmente bella, con la pelle bianca, lunghi capelli, e tratti affascinanti. Lei era inoltre un arciere incredibilmente forte, e con la spada era un guerriero di valore, pronta a confrontarsi con demoni e dei, a cavallo o a piedi. Tomoe cavalcava destrieri indomabili con splendide criniere; e li guidava lungo ripidi pendii. Ovunque la battaglia fosse imminente, Yoshinaka la mandava in avanscoperta come suo primo capitano, equipaggiata con una pesante armatura, un spada sproporzionata e un grande arco; e lei mostrava più atti di coraggio di qualsiasi altro dei suoi guerrieri”.
La leggenda (o la storia) vuole infatti che Tomoe Gozen fosse la sposa del generale Kiso Yoshinaka (ai tempi della guerra Gempei, nel XII secolo) e che lo accompagnasse su tutti i campi di battaglia, insieme alla sua inseparabile naginata. Yoshinaka si oppose al clan dei Taira e prese la città di Kyoto subito dopo aver vinto la battaglia di Kurikawa, nel 1184. I suoi successi militari ingelosirono però i fratelli, che lo spinsero a compiere seppuku. Per assicurare al marito il tempo necessario per commettere seppuku, si narra che Tomoe guidò il suo esercito contro le forze nemiche, scagliandosi contro il suo più potente nemico, disarcionandolo e decapitandolo. Nel frattempo, tuttavia, Yoshinaka venne ucciso da una freccia.
Alcune leggende si concludono con la morte di Tomoe, altre raccontano invece come lei sia sopravvissuta e sia divenuta una sposa buddista. Una leggenda vuole invece che Tomoe sia stata catturata da Wada Yoshimori, con il quale ebbe un figlio, Asahina, ritenuto uno dei più forti guerrieri del tardo periodo Kamakura.
Qualsiasi sia stato il reale destino di questa donna-simbolo delle donne guerriero, a noi piace immaginarla avvolta dalla sua armatura, pronta a combattere con tutte le sue forze, con a fianco la sua naginata.>>

Tomoe Gozen in battaglia



"Hana wa sakuragi, hito wa bushi "

"Tra i fiori il ciliegio, tra gli uomini il guerriero "



<< Un antico verso recitava così per ricordare che il fiore di ciliegio era stato adottato come emblema della classe dei Samurai, in quanto metafora perfetta della bellezza e della caducità della vita.
Il samurai era una perfetta combinazione di precisione, efficacia ed eleganza. Nel Giappone antico, attraversato da numerosi scontri armati e da continue lotte di potere, anche le donne potevano essere valorose guerriere. Nel primo periodo feudale infatti erano numerose le donne dei samurai (madri, mogli o figlie) che, costrette a passare lunghi periodi da sole, iniziarono ad assumersi gran parte della gestione finanziaria ed economica delle loro case e a praticare un allenamento costante nelle arti marziali, in modo da garantire sicurezza e benessere per la propria famiglia. La loro arma per eccellenza era la "naginata", un'affilata lama montata su di un lungo e robusto bastone che permetteva anche ad una donna di combattere contro corpulenti aggressori, compensando il divario fisico. Alcune poi arrivavano perfino a seguire gli uomini in battaglia combattendo al loro fianco fino alla fine secondo i valori del Bushido: lealtà, onore, coraggio. Fra queste una delle figure più popolari è senz'altro Tomoe Gozen, di cui purtroppo sappiamo molto poco poiché le fonti principali sono solo letterarie, in particolare lo Heike monogatari, il poema epico che narra le vicende della guerra Genpei (1180-1185) fra i Minamoto e i Taira e che fu composto nel XIV secolo. A quale famiglia appartenesse Tomoe non lo sappiamo: quel "gozen" che segue il suo nome è solo un titolo onorifico, attribuito alle donne di alto rango, specialmente nel periodo Kamakura. La guerra Genpei devastò il paese a partire dal 1180 fino al 1185, segnando la drammatica fine del periodo Heian aristocratico (794-1185) e inaugurando l'età dei samurai. Fu essenzialmente una faida fra famiglie per il controllo del trono imperiale: da una parte il raffinato e aristocratico clan Taira che aveva sede a Kyoto, dall'altra il più ruvido, rustico e provinciale clan Minamoto. Se all'inizio il clan Taira sembrò prendere il sopravvento, nel 1183 furono cacciati da Kyoto e nelle battaglie chiave di Yashima e Dannoura furono annientati e il clan Minamoto prese il potere, governando da Kamakura fino al 1333. In tutto questo si sa che Tomoe ebbe un ruolo importante grazie alle sue straordinarie doti marziali e al suo coraggio come guerriera. Cognata e concubina (o sposa) del signore di Kiso, il generale Minamoto no Yoshinaka (1154-1184), è descritta come una donna molto bella, con la pelle bianca, lunghi capelli neri e tratti affascinanti. Ma ancora più elogiata era la sua abilità marziale: era un arciere formidabile ed un'abile spadaccina, guerriera di valore, pronta a confrontarsi con chiunque, fossero anche demoni e dei, a cavallo o a piedi, in grado di cavalcare destrieri indomabili dalle splendide criniere lungo ripidi pendii. Ovunque ci fosse battaglia, il generale Minamoto Yoshinaka la mandava in avanscoperta come suo primo capitano, con indosso una pesante Yoroi (l'armatura giapponese), una gigantesca spada ed un grande arco. E siccome i suoi atti di coraggio erano numerosissimi, era popolarissima presso le truppe e si diceva che fosse in grado di fronteggiare da sola migliaia di nemici.
Fra le sue imprese leggendarie si ricordano principalmente:
- La battaglia di Yokotagawara avvenuta nel sesto mese del 1181 in cui Tomoe sconfisse e raccolse le teste di 7 guerrieri a cavallo.
- La battaglia di Tonamiyama nel quinto mese del 1183 dove Tomoe guidò più di 1000 uomini del signore di Kiso alla vittoria.
- La battaglia di Uchide no Hama nel primo mese del 1184 dove con solo 300 uomini tenne testa ai 6000 cavalieri dei Taira, restando fra i pochissimi sopravvissuti.
Ma le sue imprese arrivarono ad una drammatica fine nel 1184. Infatti, sebbene i Minamoto avessero ormai sbaragliato il clan dei Taira, la guerra non era finita, perché ora iniziava la lotta interna alla famiglia per decidere chi doveva essere shogun. Il principale avversario del signore di Kiso Minamoto no Yoshinaka era suo cugino, Minamoto no Yoritomo, che vantava al suo fianco il leggendario guerriero Minamoto no Yoshitsune. Lo scontro finale fra i due avvenne il 21 febbraio 1184 nella battaglia di Awazu (o Awazugahara) presso il lago Biwa. Qui Tomoe si scagliò contro l'armata di Yoshitsune Minamoto riuscendo ad infliggere al nemico numerose ed importanti perdite, decisa a sostenere il suo amato a tutti i costi in quella battaglia ormai persa, per dargli il tempo necessario a commettere il suicidio rituale, ovvero il seppuku. Il generale Minamoto Yoshinaka, tuttavia, non riuscì nel suo intento e venne ucciso da una freccia, durante il combattimento.
Così narra nel IX libro lo Heike monogatari:
"Tomoe [...] di una forza e di una abilità rare nell'arco, che fosse a cavallo oppure a piedi, la spada in mano, era una guerriera capace di affrontare demoni o dei e che sola valeva mille uomini. Esperta nel montare i cavalli più focosi, nel discendere la pendenza più ripida, all'avvicinarsi della battaglia, indossata una pesante armatura dalle lamelle serrate, la lunga spada e l'arco potente in mano, appariva al nemico come un capitano di primo rango. [...] L'esercito di Kiso ora ha la peggio e, pur combattendo stoicamente, alla fine il signore di Kiso sta per soccombere, circondato solo da 5 vassalli.
E Tomoe è fra questi! Lui sta per morire, cerca la morte ma non vuole che Tomoe lo accompagni nella morte. Insiste.
Così, lei che non vuole cedere, non vuole ritirarsi:
"Ah, che venga un nemico degno di me! E io gli farò vedere il mio ultimo combattimento!" disse tra sé, arrestando il cavallo quando giunse, alla testa di trenta cavalieri, Onda no Hachiro Moroshige, un valoroso reputato per la sua forza nella sua provincia di Musashi.
Tomoe si gettò in mezzo alla mischia, spinse il suo cavallo contro quello di Onda, lo spinse, lo rovesciò, lo immobilizzò tenendolo fermo contro il pomolo della propria sella, gli tagliò la testa e lo respinse. Dopodiché si tolse l'armatura e se ne andò verso le province orientali."
La sua figura eroica e tragica ha dato vita a numerose leggende sulla sua sorte. In alcune si dice che si sia fatta monaca e che abbia recitato sutra in onore del defunto signore di Kiso, fino alla veneranda età di 91; in altre che si sia suicidata; in altre ancora che sia stata catturata da Wada Yoshimori, un tirapiedi di Minamoto no Yoritomo, costretta a diventare la sua concubina dando alla luce il leggendario Asahina Saburo Yoshihide; oppure che, ormai impazzita, vaghi per le contrade del Giappone con la testa del compagno in un involto.
La sua figura leggendaria è ricordata ancora ai giorni nostri: va ancora in scena ad esempio il dramma Noh di Zeami che porta il suo stesso nome. In esso si narra di un monaco proveniente dalla regione di Kiso e del suo incontro con una donna, durante una sosta a un tempio di Awazu. La donna prega e piange davanti all'altare e rivela al monaco che proprio lì si venera Kiso Yoshinaka e, dopo averlo invitato a pregare per la sua anima, scompare. Sopraggiunge quindi un contadino che racconta al monaco la storia di Tomoe e Yoshinaka. La notte seguente, mentre il monaco recita sutra in onore della divinità del luogo, appare il fantasma della donna con indosso l'armatura. E' Tomoe, ossessionata dal risentimento per non aver potuto morire insieme a Yoshinaka. Per questo implora il monaco di pregare per lei, affinché la liberi da questa ossessione. Tolta l'armatura e nascosto nel kimono il pugnale, unico ricordo del suo compagno, la donna si allontana verso le montagne di Kiso, coprendosi con un cappello da pellegrino. Se non amate il teatro, potete ammirarla durante il Jidai Matsuri che si svolge a Kyoto ogni anno il 22 ottobre. Infatti durante il Gyoretsu Jidai, la spettacolare parata lunga due chilometri e della durata di 5 ore, in mezzo a 2000 persone in costume potete ammirare anche Tomoe. E se le folle non sono la vostra passione, potete sempre celebrarla visitando uno dei numerosi cimiteri in cui si dice essere sepolta la nostra eroina. Fra tutti ne spiccano due: il Tempio Gichuji nella prefettura di Shiga e il Tempio Tokuonji nella prefettura di Nagano. Il primo è stato fondato nel dodicesimo secolo per celebrare il signore di Kiso; la leggenda narra che Tomoe costruì una capanna di paglia vicino alla sua tomba, cominciò a tenere cerimonie commemorative e alla sua morte fu sepolta qui e una lapide che porta il suo nome lo ricorda. Nel secondo invece si può visitare un museo dedicato alla famiglia Kiso, un mausoleo dedicato a Yoshinaka e la presunta tomba di Tomoe, affacciata su un piccolo santuario e con una statua in bronzo che la raffigura a cavallo. >>



Kiso Yoshinaka and Tomoe Gozen   木曽義仲 巴御前

Kiso Yoshinaka and Tomoe Gozen









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