sabato 16 febbraio 2019

Il Kintsugi: l’arte di ricomporre i pezzi




Il kintsugi(金継ぎ) letteralmente oro (“kin”) e riunire, riparare (“tsugi”), è l'antica tecnica giapponese che permette di ricostruire oggetti rotti. Questa particolare tecnica prevede l’utilizzo di un metallo prezioso – in genere oro liquido o lacca con polvere d’oro – per riunire i pezzi di un oggetto di ceramica rotto, esaltando le nuove nervature create e diventando ancora più prezioso di prima.
Quando una ciotola, una teiera o un vaso cadono e si rompono, noi, che sia per superficialità o dispiacere, buttiamo via tutto. Il kintsugi consiste nel fare l’esatto contrario: evidenzia le fratture, le impreziosisce e aggiunge valore all’oggetto rotto. Riunirne i frammenti da origine ad un oggetto nuovo, più prezioso di prima, ogni pezzo riparato diviene unico e irripetibile. Da un punto di vista simbolico è la valorizzazione della ricostruzione emotiva e spirituale, ma anche un omaggio all’'imperfezione'.



La nascita della tecnica kintsugi e il suo significato

Tradizionalmente, il collante usato è la lacca urushi, che si ricava da millenni dalla pianta Rhus verniciflua. I cinesi la utilizzavano da millenni e in Giappone, nella Tomba Shimahama nella Prefettura di Fukui, sono stati rinvenuti oggetti laccati come pettini e vassoi, usati nel periodo Jomon circa 5.000 anni fa. Inizialmente questa linfa appiccicosa era utilizzata, per le sua qualità adesive, nella realizzazione di armi da guerra e da caccia.
Ancora oggi, per riparare i pezzi più grandi e pregiati con la tecnica kintsugi, dati i diversi passaggi necessari e il tempo di essiccazione, può occorrere fino a un mese.

Il kintsugi ci insegna che la rottura di un oggetto non rappresenta la fine, le sue fratture diventano trame preziose, è l’essenza della resilienza, ci aiuta a capire come poter tirare fuori il meglio da situazioni negative ed esperienze dolorose.




saraspolverini.com




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